L’onda nella rete

Vorrei provare a fare almeno un’abbozzata analisi su quello che è il rapporto del movimento con la rete oggi, perchè indubbiamente non si può notare come i mezzi che la rete mette a disposizione sono ampiamente usati, senza però un’analisi sull’uso che ne viene fatto.
Per farlo però vorrei partire da un concetto (che ho ribadito anche a Quinta di Copertina, dove Antonio Sofi mi ha intervistato proprio sul rapporto tra movimento e rete): la visione del movimento come un social network nel suo significato letterale.
Perchè l’onda, cos’è se non un semplice insieme di relazioni sociali, di connessioni tra persone, senza uno schema rigido di organizzazione che ingessa e blocca le relazioni.
I nodi più importanti della rete, come quelli del movimento, sono quelli che riescono ad avere più relazioni, più contatti,  ma nonostante questo anche i nodi che sono più decentrati, cha hanno meno connessioni, sono importanti,proprio perchè non esiste un centro, non esiste un alto ed un basso, ma il sistema è orizzontale, si basa sulla condivisione e sulla partecipazione.
Vista la natura intrinseca del movimento è quindi logico che gli strumenti e il territorio del web calzino a pennello per essere usati e colonizzati, in modo anche inconsapevole, ma molto pragmaticamente.

Modelli reali
Prendo ad esempio Facebook, che con la sua genericità è forse la migliore sintesi di una rete sociale, anche solo per il fatto di presentarsi con il proprio nome. Prima di questo movimento, non è che mi era molto chiaro a cosa potesse essere utile Facebook, se non per ritrovare vecchi compagni e fare test stupidi, ma è stata questa immensa mobilitazione a tirare fuori tutte le possibilità dello strumento, e così a Siena è stata organizzata un’assemblea con studenti da mezza Italia grazie ad un gruppo su Facebook, così come è grazie a Facebook se girano appelli e appuntamenti, oltre che sui canali più “tradizionali”. Su un altro piano i blog e siti delle Assemblee di Facoltà, dei Collettivi, delle entità nate nelle università, che fungono da punto di ritrovo e di collegamento, come spiega bene anche Zambardino. Non penso però che siano gli studenti ad insegnare ai docenti, penso che invece sia una generazione che è dentro, che è cittadina digitale o quanto meno che conosce le possibilità che la rete offre, a spiegare alle generazioni che stanno fuori, che non per forza devono essere quelle più anziane, perchè vedo tanti giovani che non riescono a capire e a vivere la rete, ma si fermano solo sulla testa della coda. Questo ha fatto l’onda, in maniera spontanea, naturale si è immersa dentro la rete, ha reso quel luogo un po’ meno virtuale, perchè più attaccato e connesso a cose concrete, meno chiacchere e più fatti.

Immagini in movimento
Il movimento di Genova aveva portato alla ribalta il mediattivismo, telecamera, macchine fotografiche a riprendere e a immortalare tutto ciò che accade, per documentare, per tutelarsi ed è grazie a loro che ci sono arrivare le immagini della diaz, delle tante cose assurde accadute in quei tre giorni, oggi grazie a youtube, a flickr, filmati e foto girano il mondo in 5 minuti, creano la verità molto di più che della televisione, perchè costringono i media tradizionali a scontrarsi con la loro lentezza, li sfidano sul loro stesso terreno. Sullo stesso piano fanno la loro comparsa le dirette live, gli streaming, che oggi sono possibili grazie a servizi quali mogulus e qik, ed ecco quindi tv-online ed assemblee e manifestazioni in diretta. 

Onda d’urto
Leggendo l’articolo di Alessandro Francesconi su Queer di domenica, mi è capitato di pensare a quali immense possibilità abbia questo movimento, un’onda che può travolgere e cambiare tutto, portare aria nuova, ripulire e ripartire, con l’entusiasmo che solo le giovani generazioni hanno. Perché il futuro è nostro, perché non possiamo più stare a guardare mentre ce lo distruggono. Allo stesso modo la rete è un immenso mare in cui nuotare per portare avanti questi cambiamenti, per continuare a sperare, a lottare, a innamorarsi. 

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