Festa d’aprile

Lo sguardo del partigiano, Isola Virtuale – Schegge di Liberazione

Sono tempi strani, soffiano venti che pensavano dimenticati. Ritornano parole d’ordine antiche: patria, confini, difesa.  Vengono costruiti nemici per dividere, quando siamo tutti sullo stesso gommone alla deriva. Prendono forza dalle paure, e adesso annusano il vento favorevole e tirano fuori il muso: aprono sedi, sfilano in ordine marziale, rilasciano dichiarazioni perentorie.

E quindi quale momento migliore, di ricordare con forza a tutti che no, non c’è e non ci deve essere spazio oggi per vecchi e nuovi fascismi. Che è inutile cambiare nome, mascherarsi dietro parole apparentemente anti-sistema: la puzza di fascista si sente da lontano. Ed è facile dopo tanto tempo, con le condizioni mutate dimenticarsi cosa si festeggia oggi: la liberazione, e gli uomini e le donne che coraggiosamente lottarono.

Con loro però è necessario ricordare che quella liberazione in realtà non è mai finita, e forse non potrà nemmeno mai finire, perché il fascismo si insinua dentro, fa finta di niente e poi spunta fuori quando le paure prendono il sopravvento e le speranze si fanno meno brillanti.

E allora facciamo festa oggi, e poi torniamocene a combattere quelle paure, ché ancora fischia il vento.

Italia sì, Italia no, Italia gnamme

a tutti i compagni per il sì e per il no, dopo che avete votato oggi fate un respiro e mangiatevi un gelato.(Illustrazione di Liz Climo)
a tutti i compagni per il sì e per il no: dopo che avete votato oggi fate un respiro e mangiatevi un gelato (illustrazione di Liz Climo)

Devo essere onesto, sono molto contento di non poter votare oggi. Non voterò e non avrei votato nemmeno fossi stato in Italia, al massimo forse mi sarei concesso una scheda nulla. Mi sono sentito a disagio a seguire il dibattito degli ultimi mesi. Eppure, non sono riuscito a disinteressarmene, in fondo ci speravo che qualcuno riuscisse a convincermi e invece è stato come osservare morbosamente un lungo incidente sull’altro lato della carreggiata.

Ho trovato interessante l’analisi di Fabrizio Barca, il suo tentativo di ricondurre le due parti a una sintesi più ragionevole, ho condiviso meno le sue conclusioni successive che l’hanno spinto a votare sì. Ho letto tutte le possibili argomentazioni e motivazioni del sì e del no, nella riforma ci sono cose che ritengo giuste (la riforma del titolo V) e e altre meno (la composizione del nuovo senato), cose di cui m’importa relativamente (l’elettività dei senatori, il taglio del loro stipendio e la riduzione del loro numero) e cose che trovo sbagliate (la cancellazione delle province e del CNEL).

Per il resto, penso solamente che le urla, le accuse, gli strali e i distinguo da entrambe le parti siano solo deleteri. In questi mesi sono stati spesi fiumi di parole per argomentare tutto e il contrario di tutto, per accusare questo o quello delle peggiori nefandezze e delle peggiori intenzioni. A sinistra è stata alimentata una lotta intestina che fa più male che bene: le fratture all’interno di quelle che sono rimaste le maggiori organizzazioni di questo paese (CGIL, ANPI, ARCI, PD) saranno foriere di ulteriori lacerazioni e dolori. Spero che da domani, qualunque sia il risultato che uscirà stasera dalle urne, si possano superare questi scorsi mesi, ricordandosi che intanto il mondo là fuori è diventato più brutto e pauroso e che serviranno le idee e le energie di tutti noi per migliorarlo.

Io non parteciperò al voto, se mi cercate sono a mangiarmi un gelato, dai venite anche voi a farmi compagnia dopo che avete votato.

“Cosa si proverà a sentirsi rifiutati dal mondo?”*

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«Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

(Matteo 25, 34-46)

*il titolo è un commento apparso in un social network minore

Disarmiamoci

Dopo Nizza avevo paura, ho paura: di una reazione di pancia, di chiusura, di odio e di escalation, di Trump, Salvini e LePen, ma anche di Alfano e Renzi, delle risposte che riguardano “più sicurezza” e delle troppe poche domande fatte, dei militari in giro e nelle stazioni (e delle stazioni trasformate in aeroporti, ma quella più che paura è schifo) come fossimo in guerra. Più che degli attentati di per sé, ho paura di quello che succede dopo, dell’alzare l’asticella ogni volta di più, delle leggi speciali e degli stati di emergenza, dei muri e dei controlli, delle libertà da difendere che vengono limitate.

In mezzo a tutta questa paura mi è capitato di pensare al decalogo sulla convivenza che Alex Langer scrisse ormai più di 20 anni fa. In quel momento Langer stava guardando alle atrocità di una guerra che separava famiglie e amici su confini etnici e religiosi e le sue riflessioni partivano anche dal nascere e crescere in un territorio ancora oggi diviso su crinali linguistici e culturali. Oggi è la stessa cosa, solo su scale più grandi, con divisioni più subdole e conflitti più striscianti. E lì in quelle poche righe ho ritrovato una bussola, una direzione a cui tendere, quella della convivenza pacifica e del superamento di differenze e diffidenze, quella del disarmo e della non violenza. E poi subito dopo ho letto della polizia di Aarhus in Danimarca e del suo progetto di risocializzazione dei foreign fighters che tornano dalla Siria, di come farli sentire accolti dalla comunità e non come reietti da colpevolizzare e incarcerare.

Ed è di nuovo tutto qua, come stare insieme, costruire ponti, saltare muri ed esplorare frontiere, come non avere paura insieme, ma per farlo dobbiamo partire dal disarmare: le nostre paure e le risposte che mettiamo in atto, i nostri gesti e le parole, le mani e i cuori.

Nostra patria è il mondo intero

Era l’estate del 2007, quell’anno non so se vi ricordata la Romania e la Bulgaria erano appena entrate nell’Unione Europea e in Italia c’erano stati una serie di roghi di campi rom e una generica caccia allo zingaro così come spesso accade. La cosa andò avanti per delle settimane e spesso venne fatte l’equazione rom = rumeni. Me lo ricordo bene, perché quell’estate insieme a un amico facemmo una vacanza in Romania e la cosa i rumeni se la ricordavano bene e non gradivano, ma questa è un’altra storia.

Quel viaggio partì zaino in spalla dalla stazione di Venezia Mestre su un treno Euronight che attraversando Lubiana, Zagabria, Budapest ci portò a Bucarest in “sole” circa 36 ore. Di quel viaggio ricordo quello che erroneamente dissi al mio amico prima di stenderci in cuccetta a dormire, alla domanda se dovessimo tenere i documenti vicini in caso di controlli, risposi in maniera molto naive: “mannò, non ti preoccupare tanto c’è Schengen”. Nella mia risposta c’era l’idea che quella che stavamo per attraversare fosse Europa, quell’Europa che potevamo attraversare liberamente e che ci aveva fatto diventare la generazione Erasmus e Ryan Air. Ovviamente solo poco tempo dopo prima la polizia Slovena, poi quella Croata e poi quella Ungherese ci svegliarono con modi molto poco amichevoli per chiederci i documenti.

Arrivati a Budapest, il treno venne ricomposto, una metà riprese il viaggio verso Bucarest e l’altra metà andò a Kiev. Quel treno non esiste più, così come Schengen sembra sempre di più un ricordo. Per paura di aprirsi al mondo l’Europa ritorna piccola a rinchiudersi dentro confini che erano stati cancellati (almeno per i suoi abitanti), facendoci sentire almeno per un po’ cittadini europei. Spero che la mia generazione soprattutto, non rimanga impassibile di fronte a queste scelte. Tornare indietro oggi sarebbe buttare via 70 anni di storia europea.

Il post pre-elettorale dove vi dico per chi voto

Domenica andrò a votare per le elezioni regionali in Toscana. Lo dico subito, ho scelto di votare per Enrico Rossi, che ho già votato come presidente la volta scorsa. Molto probabilmente non darò il voto a nessun partito e a nessun candidato consigliere. In questo caso il mio è un voto convinto alla persona, mentre per quanto riguarda i partiti e le liste che sostengono Rossi (ma anche come quella a sostegno di Tommaso Fattori) devo ammettere che non mi convincono. Ritengo la scelta di SEL di sostenere Tommaso Fattori insieme ai vari pezzi della sinistra atomizzata una scelta minoritaria, che segue logiche nazionali (che non condivido lo stesso), non penso che sia quello il modo di riunire la sinistra oggi. Il Partito Democratico dall’altro lato invece, soprattutto per quanto riguarda Siena, non riesce a convincermi. Impaludato in logiche impermeabili alla realtà, chi lo guida localmente non è in grado di guardare oltre e pensare a come ricostruire un territorio che avrebbe tutte le possibilità di splendere.

La Lega Nord, i 5 Stelle e le frattaglie del Centrodestra fanno abbastanza ribrezzo, per i toni, i temi e i modi. I primi soprattutto sono alla ricerca di una rivincita con la bava alla bocca, parlando ai più bassi istinti, per questo mi fanno paura e spero che i toscani (così come nelle altre regioni) non premino chi gioca con la paura.


Bicameralismo perfetto

ingrao

“Oggi il parlamento fa migliaia di leggi. Dove è scritto che ciò è necessario? Non può essere molto più pertinente che ne faccia tre o quattro, dieci, ma se­condo le connessioni necessarie e nei tempi congrui? Abbiamo la prova di riforme non cattive finite in un disastro, perché mancavano o tardavano altri pilastri del progetto riformatore. Oggi il parlamento, anzi ogni singola camera rifrange il proprio lavoro in un numero assai ampio di commissioni, che riflettono specu­larmente antiche separatezze ministeriali, e l’assemblea plenaria palesemente fatica a costruire una giuntura fra i materiali che vengono dalle commissioni; a volte fatica persino ad avere il quadro, il senso complessivo delle mille decisioni e controlli. Porre come asse un programma di sviluppo costringe non solo a rive­dere i rapporti tra l’una e l’altra commissione, a rivederne l’ac­corpamento e la logica, ma anche a ridefinire il compito dell’aula in seduta plenaria e le stesse relazioni tra l’uno e l’altro ramo del parlamento.”

Pietro Ingrao, Relazione al CRS, 1979.

 

 

 

 

 

“Enrico Berlinguer alla tv”

ert(Grecia, proteste davanti alla sede della tv pubblica chiusa per i tagli imposti dalla troika)

Una politica di austerità non è una politica di tendenziale livellamento verso l’indigenza, né deve essere perseguita con lo scopo di garantire la semplice sopravvivenza di un sistema economico e sociale entrato in crisi. Una politica di austerità invece, deve avere come scopo — ed è per questo che essa può, deve essere fatta propria dal movimento operaio — quello di instaurare giustizia, efficienza, ordine, e, aggiungo, una moralità nuova. Concepita in questo modo, una politica di austerità, anche se comporta (e di necessità, per sua stessa natura) certe rinunce e certi sacrifici, acquista al tempo stesso significato rinnovatore e diviene, in effetti, un atto liberatorio per grandi masse, soggette a vecchie sudditanze e intollerabili emarginazioni, crea nuove solidarietà, e potendo così ricevere consensi crescenti diventa un ampio moto democratico, al servizio di un’opera di trasformazione sociale.

(…) l’Italia si trova oramai — ma io credo, prima o poi, anche di altri paesi economicamente più forti del nostro si troveranno — davanti a un dilemma drammatico: o ci si lascia vivere portati dal corso delle cose così come stanno andando, ma in tal modo si scenderà di gradino in gradino la scala della decadenza, dell’imbarbarimento della vita e quindi anche, prima o poi, di una involuzione politica reazionaria; oppure si guarda in faccia la realtà (e la si guarda a tempo) per non rassegnarsi a essa, e si cerca di trasformare una traversia così densa di pericoli e di minacce in un’occasione di cambiamento, in un’iniziativa che possa dar luogo anche a un balzo di civiltà, che sia dunque non una sconfitta, ma una vittoria dell’uomo sulla storia e sulla natura.

Enrico Berlinguer, gennaio ’77 Teatro Eliseo di Roma, marzo ’79 Teatro Lirico di Milano.

A metà tessera elettorale, un bilancio.

scheda

Ieri ho preso in mano la mia tessera elettorale, ero in coda alla biglietteria della stazione di Trento e dovevo fare il biglietto per tornare a casa a votare. L’ho aperta e ho visto che è piena per metà, eppure sono pochi anni che voto, neanche 10. Mentre stavo aspettando ho guardato quei timbri sbiaditi e le date, a parte un paio di casi non riuscivo ad associare date e votazioni. Francesco qualche giorno fa ha fatto una lista, ho voglia di fare lo stesso giochino e una specie bilancio arrivato a metà tessera.

Armato di Google sono andato a cercare e ricostruire la mia (breve) storia elettorale:

3 Aprile 2005 – Elezioni Regionali

Elezioni Regionali in Toscana. Voto per il centrosinistra con candidato Claudio Martini presidente e voto di lista ai Verdi. Martini vince e i Verdi eleggono 2 consiglieri. Oggi voterei altro.

12 Giugno 2005 – Referendum 

Si votano i 4 referendum sulla procreazione assistita. Voto 4 SI, ma il quorum è lontano. Oggi voterei uguale.

9 Aprile 2006 – Elezioni Politiche

Elezioni politiche, quelle dell’Unione di Prodi. Voto solo alla Camera per la lista di Rifondazione Comunista che elegge una quarantina di deputati. Oggi voterei uguale.

25 Giugno 2006 – Referendum

Referendum sulla riforma costituzionale fatta dal centrodestra. Voto NO, che vince superando il quorum pure se non necessario. Oggi voterei uguale.

13 Aprile 2008 – Elezioni Politiche

Cade il Governo Prodi e si torna a votare. Voto la Sinistra Arcobaleno, che con il 3% rimane fuori dal parlamento. La mia più grande sconfitta elettorale fino a oggi. Oggi voterei uguale.

6 Giugno 2009 – Elezioni Europee. Provinciali e Comunali

Alle europee voto Sinistra e Libertà, con preferenza a Nichi Vendola, Umberto Guidoni e Giuliana Sgrena, non viene superato lo sbarramento e non viene eletto nessuno. Alle elezioni per la provincia di Siena ho invece votato il candidato del centrosinistra Simone Bezzini, con voto alla lista Sinistra per la Provincia di Siena che elegge un consigliere, mentre alle elezioni comunali ho votato per la lista unica del centrosinistra a Monteroni d’Arbia con preferenza per Jacopo Altomira candidato di Sinistra e Libertà che viene eletto. Oggi voterei uguale.

22 Giugno 2009 – Referendum

Ci sono i referendum elettorali di Guzzetta&Co. Indeciso se votare o meno, vado e voto NO. Il quorum anche in questo caso è lontano e non passano. Oggi voterei uguale.

28 Marzo 2010 – Elezioni Regionali

Elezioni regionali in Toscana. Voto Enrico Rossi presidente e la lista di Sinistra Ecologia e Libertà, che però non elegge nessuno nonostante la vittoria di Rossi e del centrosinistra. Oggi voterei uguale.

12 Giugno 2011 – Referendum

Ai referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento voto 4 SI, che vincono in tutti i referendum superando il quorum. Oggi voterei uguale.

Dopo 8 anni da elettore le sconfitte probabilmente superano le vittorie, con alcune come quella del 2008 che ancora brucia. Spero in futuro di vivere più vittorie, non sarà facile.

Tra pochi giorni tornerò a votare, so già per chi votare. voterò per l’unica scelta che ritengo sensata oggi quella di sostenere Bersani votando Sinistra Ecologia e Libertà.
È l’unico modo che ha oggi l’Italia di avere una vera sinistra che vuole governare, è l’unico modo per iniziare a cambiare qualcosa.
Sono consapevole che non basterà questo voto, ma penso che sia il primo passo necessario per un lungo lavoro di ricostruzione di questo paese.

 

Lettera al Compagno Segretario

Caro Compagno Segretario, 
posso chiamarti Compagno vero, mica te la prendi? 
Non mi conosci, sono uno di quei 485.698 elettori ed elettrici del centrosinistra che hanno votato Nichi Vendola al primo turno delle primarie. 
L'ho fatto perché credevo fosse la persona più adatta a rappresentare nel centrosinistra in Italia quella necessità di cambiare rotta che sento necessaria alla sinistra e all'Europa. 
Le sue idee e le sue proposte sono quelle che mi hanno fatto sognare che l'Italia potesse prendere davvero una strada diversa e migliore rispetto a quella che ha intrapreso negli ultimi anni. 
Purtroppo il mio voto e quello di altri non è bastato per permettere a Vendola né di vincere né di arrivare al ballottaggio, ma anche se non ha vinto penso che molte delle nostre proposte possano essere importanti per il futuro; i temi sollevati nel corso di questa campagna elettorale sono stati e saranno spunti di riflessione e patrimonio di tutta la sinistra e il centrosinistra.
Caro Compagno Segretario, io non ti ho mai votato, non ho nemmeno mai votato il Partito Democratico, non so cosa farò domenica prossima, molto dipenderà da quello che dirai e che farai in questa settimana, non ti preoccupare però che Renzi non lo voto, troppo lontana la sua visione su tutto, quindi al massimo starò a casa a guardare con distacco e poca convinzione chi vince, oppure se saprai farti carico con un po' di coraggio di provare a rappresentarmi (parlo per me, che non ho la pretesa di parlare a nome di nessun altro, anche se magari qualcuno può riconoscersi nelle mie parole), di fare tue una parte delle istanze che abbiamo portato dentro a queste primarie. 
Il dibattito e la discussione troppo spesso si è avvitato sulla conformazione interna del Pd, lasciando fuori la realtà, quella che parla di giovani nelle piazze, fabbriche che chiudono, frane che distruggono case e paesi. 
Il Pd oggi, per quanto io l'abbia sempre criticato, è l'unico spazio intorno al quale oggi ruota la possibilità per la sinistra politica di incidere nelle vite delle persone, ma da solo quello spazio non basta, va riempito insieme a quella sinistra polverizzata che vive in migliaia di realtà difficili. 
Per un lungo periodo ci siamo divisi pensando di poter bastare da soli, quello è stato il motivo per cui abbiamo perso e continuiamo a perdere.  
I prossimi anni saranno difficili per l'Italia e per l'Europa, solo con l'ottimismo della volontà (sarebbe stato bello sentir tornare a pronunciare il nome di Gramsci, come ispirazione a riprendere l'egemonia culturale, ancora salda nelle mani del berlusconismo), ritornando a sognare, possiamo affrontarli senza soccombere nel pessimismo della ragione e impantanarci nelle virgole di un realismo grigio. 
Oggi abbiamo bisogno di speranze e solo camminando insieme possiamo pensare di costruirle. 
Mettiamoci a lavoro, su molti punti siamo già vicini, non dovrebbe essere troppo difficile se ci impegniamo. Collaboriamo, costruiamo qualcosa di bello che ridia speranza alle persone, facciamo vedere qual è il cambiamento che vogliamo. 
Caro Compagno Segretario, ti auguro un buon lavoro in questa tua ultima settimana di campagna elettorale per queste primarie, la mia speranza è quella di incontrarsi domenica prossima dentro il seggio, insieme a tante persone.