Boca de mi vida

Boca, boca de mi vida,
vos sos la alegría de mi corazón
saben todo lo que siento
te llevo acá dentro 
de mi corazón

Coro dei tifosi del Boca Juniors
La Bombonera (Garbatella, 2019)

Dietro casa c’è questo cortile dove da quando c’è bel tempo ci sono sempre dei ragazzini a giocare a pallone. Il cortile è sterrato, con degli alberi ai margini. Qualcuno ha posizionato due di quelle transenne alte come porte, e in effetti sembrano proprio due porte da calcetto, anche se più strette. E fin qua sarebbe tutto molto normale, il calcio nei cortili, anche se sempre più raro (o almeno questo è il luogo comune) esiste da sempre.

Quello che mi incuriosisce invece è perché quei ragazzi, volendo abbellire le loro porte, hanno scritto in giallo e blu BOCA . J (con il punto proprio) sulle reti, trasformando definitivamente quelle transenne e quel cortile sterrato in uno stadio, e creando di fatto una piccola Bombonera in mezzo a Garbatella.

E tutti i giorni li vedo camminando verso casa, con la polvere che si alza dallo sterrato duro, il pallone di cuoio rovinato dal tanto uso, e l’esultanza per ogni gol come fosse la finale dei mondiali, o un superclásico. Mentre, all’angolo destro del cortile quattro signore anziane fanno da spettatrici, sedute su delle sedie che starebbero tanto bene in un locale hipster. E lo sento passando quel coro, o forse è solo la mia immaginazione, che ti vien voglia di cantare e poi non smetti più: “Boca, boca de mi vida…”

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Tacconi Otello

Da quando lavoro a Roma, cioè due mesi e mezzo, ogni mattina quando vado a lavoro e ogni pomeriggio quando torno a casa, passo davanti a un torracchione alto, con delle belle aiuole intorno, un’inferriata alta, e un grande parcheggio. E ogni mattina e ogni pomeriggio mi viene sempre da pensare a Tacconi Otello.

“Quassù io ero venuto non per far crescere le medie e i bisogni, ma per distruggere il torracchione di vetro e cemento, con tutte le umane relazioni che ci stanno dentro. Mi ci aveva mandato Tacconi Otello, oggi stradino per conto della provincia, con una missione ben precisa, tanto precisa che non occorse nemmeno dirmela.
E se ora ritorno al mio paese, e ci incontro Tacconi Otello, che cosa gli dico? Sono certo che nemmeno stavolta lui dirà niente, ma quel che gli leggerò negli occhi lo so fin da ora. E io che cosa posso rispondergli? Posso dirgli, guarda, Tacconi, lassù mi hanno ridotto che a fatica mi difendo, lassù se caschi per terra nessuno ti raccatta, e la forza che ho mi basta appena per non farmi mangiare dalle formiche, e se riesco a campare, credi pure che la vita è agra, lassù.”

Luciano Bianciardi, La vita agra
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