Alla ricerca di una nuova casa.

Prendendo spunto da Woody Allen si potrebbe dire che "Karl Marx è morto e anche la sinistra non è che sta molto bene", distrutta dalle elezioni primaverili dove si presentò unita, ma divisa, cancellata da un PD sempre più schiacciato al centro, confusa dalle sirene semplificatorie e populiste di Di Pietro (si veda la campagna per il referendum contro il lodo Alfano).

Per questo ritengo necessario l'apertura di un processo reale di costruzione di un soggetto della Sinistra, che smetta i panni dell'identitarismo e del minoritarismo, della rappresentazione di qualcosa che non si è più o non si è mai stati, in cui si sono rinchiusi i partiti della sinistra radicale, in primis Rifondazione. Processo che però deve vivere nel reale, per dirla alla Zoro: che si ficchi nella fanga, che si confronti con esperienze e portati diversi, per fare questo ci vuole tempo, non è immediato, proprio perchè non può essere una nuova mediazione tra ceti dirigenti.

C'è bisogno di una nuova casa da costruire con tutti coloro che hanno voglia di mettersi in gioco, che credono ancora nella possibilità di avere ancora una sinistra in Italia che sia motore di cambiamento, di innovazione in fatto di forme, pratiche e metodi.

Io son pronto a mettermi in gioco, anche perchè non ho niente da perdere e tutto da guadagnare…

 httpv://it.youtube.com/watch?v=VA_Zi1biCUc

Auguri Gaza…

Scrivere di Gaza da qua al caldo, al riparo da bombe che da tre giorni piovono dal cielo, non è per niente facile. Posso gridare la mia rabbia nei confronti di uno stato che combatte i terroristi con i loro stessi mezzi, che discrimina e rinchiude un popolo intero, rubandogli terra e case, rubando il futuro alle migliaia di persone che vivono nei campi profughi e nelle città sotto assedio.

C'è un blogger italiano a Gaza ora, sotto le bombe, chi meglio di lui può sapere come vanno realmente le cose? Chi meglio di lui può raccontare e può spiegare al di fuori dell'informazione piegata e asservita cosa succede?
Perchè nei tg non parlano degli ospedali bombardati, delle scuole rase al suolo, delle lacrime di chi vede il terrore della morte ogni secondo.
Se la rete ha un potere è quello di far conoscere la realtà e unire le persone, per questo chiedo a chi passa di qua di diffondere il link del blog di Vik, di far leggere, di far vedere la realtà.
Per sentirsi un poco utili in questa fine dell'anno segnata dalla guerra.
Auguri Gaza…

La normalità.

Penso che chiunque abiti in Italia oggi, si accorga di quella che è la normalità per questo paese, che è il prodotto di quel percorso di trasformazione e omogenizzazione della società, della cultura e delle persone che è iniziato con negli anni '80.

Per questo motivo è normale oggi in Italia, che si addossi ai Sindacati cattivi e comunisti il fallimento della trattavia per il passaggio di Alitalia alla cordata di amici del presidente del consiglio, con il maggior partito di opposizione, che dice è inaccettabile, ma anche accettabile perchè siamo responsabili e dialoghiamo con tutti.
E' normale oggi in Italia rimanere immobili a guardare la finalissima di veline, mentre la scuola e l'università subiscono l'attacco finale, quello che le potrebbe portare ad avere un volto completamente diverso, al ritorno ad una scuola di classe ed una università privata fondata sulla ricerca industriale.
E' normale oggi in Italia che le proteste arrivino esclusivamente da coloro che sono ai margini, che non hanno nulla da perdere, ma anzi hanno già perso qualcosa o qualcuno, mentre chi ha anche un pur minimo interesse si guarda bene dal dire qualcosa, che l'Italia è un paese libero, ma vediamo di non fare troppa confusione che poi magari ci vengono a rompere le scatole.
E' normale oggi in Italia tornare alla discriminazione razziale e proprio come sessant'anni fa si parte dai rom, dal popolo senza patria, perchè oggi è una delle poche culture che ancora non si è ancora omologata.

La lista sarebbe lunga, è sabato notte, ho sonno e sono già abbastanza incazzato, per questo chiedo solo una cosa, proviamo da domani a reagire, a non considerare normale tutto ciò, a tornare a scendere in piazza, a protestare, ad urlare, a contestare, proviamo di nuovo a disobbedire a chi ci vuole "normali"?

Grazie a cascade per lo splendido post

Ricominciamo da dove?

E' da lunedì che penso a cosa scrivere riguardo alla 4 giorni del grottesco e dell'assurdo, cioè il Congresso Nazionale di Rifondazione Comunista. Suz pone sicuramente domande e affermazioni da dover analizzare, ed a cui sicuramente chiunque faccia parte di Rifondazione non può che tenere in considerazione, perchè penso sia la visione che una comune persona ha del Partito della Rifondazione Comunista, soprattutto dopo questo congresso.
La location è stata sicuramente ben scelta, Chianciano Terme, con la sua austera decadenza, ben rappresenta quello che è venuto fuori dal VII Congresso di Rifondazione, una difesa di quella che è stata la storia di Rifondazione, senza uno sguardo a quello che sarà Rifondazione ed ancora più in là coò che sarà la Sinistra.

Pensare di trincerarsi dietro ad una Bandiera Rossa, due Falci e martelli e qualche canto, è sminuire e distruggere ciò che è stata Rifondazione in questi ultimi 8 anni, da quando cioè con decisione ha scelto di guardare più in là del suo orticello, di guardare l'orizzonte per immaginarsi un nuovo modo di stare dentro la politica e dentro la società.

Purtroppo le elezioni di aprile hanno assestato un duro colpo ed il congresso ha amplificato quel colpo.
Ripartire è dura, ricominciare sarà faticoso, però penso che il compito di tutti coloro che ha sinistra, hanno creduto e credono nella necessità di un nuovo soggetto, con una nuova forma, con nuove pratiche e nuovi alfabeti, non si possano arrendere ora, perchè significherebbe dopo la morte, il seppellimento della Sinistra.
Rigenerare la Sinistra e Rifondazione, creare ed immaginare di nuovo una alternativa di società, provare a praticarla a partire dai noi stessi, dare risposte concrete alle persone, questo è quello che ci aspetta adesso.  

Festa d’Aprile…

Volevo scrivere un post su quanto è stata bella la giornata di venerdì a Casa Cervi, della Bella Ciao più emozionante mai cantata in vita mia, di quanto sono brave le mondine, dell'incontro del tutto casuale con alcuni blogger presenti, dell'emozionante abbraccio collettivo finale…

 

Visto però i risultati dei ballottaggi di oggi, la Resistenza sarà la prospettiva dei prossimi anni, perchè dopo una sconfitta generale della Sinistra come quella di questi giorni d'aprile, penso proprio che saranno 5 anni di duro lavoro per provare a ricostruire un opposizione social, una presenza nelle vertenze territoriali e nei posti di lavoro, per poter tornare ad essere di nuovo un punto di riferimento per quelle fasce, quelle persone che oggi hanno preferito una risposta di pancia ai problemi o sono state attirate altrove per la non reale incisività della sinistra nel governo Prodi.

Sarà dura ripartire, qua però ci si vuole provare in ogni modo….

Il liberismo (NON) ha i giorni contati

Stasera sono troppo stanco per riuscire a scrivere qualcosa, la tensione accumulata durante la campagna elettorale ed esplosa ieri oggi ha lasciato un bisogno di recupero fisico necessario. Ancora l'analisi della situazione non mi riesce a farla in maniera troppo razionale, meglio che provi a scrivere qualcosa tra qualche giorno.
Ripartiremo, perchè l'Italia ha bisogno di una Sinistra… 

Siena is loving – 8 marzo 2008

Piccolo video virale per il lancio di una manifestazione sabato 8 marzo 2008 a siena per i diritti di tutti. Il video in stile "is burning" diffonde un po' di dati su come negli ultimi anni si stia smantellando la rete dei consultori ed i diritti delle donne, senza contare le innumerose discriminazione subite da gay, lesbiche, bisex e trans nel nostro paese.

Giusto per dire…

Ricompaio dopo giorni e giorni di silenzi, studio, incontri, scontri, viaggi, progetti… 

Solo per dire che tra poco sarà solo campagna elettorale…  Non che mi piaccia come prospettiva, però vediamo di divertisi almeno…

Colpevoli di sognare

Si vede che l'inverno si sta affacciando dopo mesi di temperature tropicali è bastato uno dei primi freddi  e  mi sono beccato subito un bel raffreddore condito da influenza e sinusite, presa sabato lungo le vie di Genova dove in migliaia abbiamo chiesto e chiediamo verità e giustizia per fare luce su una pagina nera della democrazia in Italia.
Eravamo tantissimi, tutti colorati e differenti, ma uniti nel chiedere che morti assurde come quella di Carlo o di Aldro non si ripetano, che le scene cilene della Diaz e di Bolzaneto possano diventare ricordi lontani e non paure quotidiane.
Perchè il sogno di Genova non si arresta, perchè si è vero, siamo colpevoli di sognare, un mondo differente, quell'altro mondo possibile, e non saranno certo 8 piccoli uomini chiusi in una stanza ad impederci di realizzarlo.

Mi sarò preso un raffreddore ed un po' di febbre, ma sicuramente ne è valsa la pena.

La storia siamo noi

Ieri eravamo 6000 contro l'ampliamento di un aereoporto e la distruzione ed il saccheggio di un luogo ricco di risorse ambientali e naturali, contro un progetto a solo scopo speculativo che non porta nessuno sviluppo al territorio ma solo una riduazione della qualità della vita. Dopo la manifestazione di ieri le istituzioni non potranno fare finta di niente, non potranno restare indifferenti alle migliaia di persone che hanno aderito spontaneamente al comitato.

Sabato prossimo poi a Genova, saremo in tanti a ricordare quello che è accaduto 6 anni fa, a ricordare che il sogno di Genova non si arresta, a chiedere una commissione d'inchesta per far venire fuori la verità su quei tre giorni di sospensione delle libertà democratiche.  Perchè Genova è stato un po' un punto che ha segnato molte generazioni, che ha lasciato dei segni, perchè quando vedi le immagini di Genova anche se non c'eri, non puoi rimanere indifferente, pensando che è avvenuto a poche ore da dove abiti, in un paese che credevi civile ed avanzato. Per questo voglio rilanciare l'appello della manifestazione di sabato 17 novembre:

LA STORIA SIAMO NOI
Un appello alla mobilitazione di tutti per il 17 novembre

"La storia siamo noi" non è uno slogan. E' un approccio preciso: da un lato la storia sociale, dall'altro la storia del potere. Chi lo ha cantato in questi anni lo ha fatto con l'istinto di chi sa di aver vissuto un pezzo importante della storia, ufficiosa o ufficiale che sia. E lo ha fatto pensando a Genova 2001. Con ogni mezzo necessario.
Dal 21 luglio 2001 in poi la giustizia e la politica hanno cominciato la revisione della storia che ognuno di noi ha vissuto sulla nostra pelle: coloro che si sono ribellati a una certa visione del mondo sono diventati terroristi; coloro che hanno seminato il panico nelle strade di Genova sono diventati i paladini dell'ordine e della giustizia.
Per sei lunghi anni tutto questo è serpeggiato nelle aule di tribunale, mentre la nostra voce collettiva si affievoliva, con un processo di rimozione collettiva che ha fatto sì che in molti dimenticassero che Genova non è stata solo il terrore in divisa, ma anche e soprattutto la forza e l'energia di centinaia di migliaia di persone che almeno per pochi giorni hanno pensato che il mondo potesse essere diverso da come ce lo hanno sempre raccontato e rappresentato.
Per sei lunghi anni il teatrino delle corti penali si è sostituito alla presa di parola delle persone vive, nella convinzione che verità giuridica e realtà storica in qualche modo convergessero, nella speranza che in qualche modo tutto si sistemasse e non fossero in pochi a pagare la stizzosa vendetta del potere.
Le requisitorie dei pm Anna Canepa e Andrea Canciani nel processo che vede 25 persone imputate per devastazione e saccheggio, hanno completato l'operazione di revisione della storia che è cominciata il giorno dopo le mobilitazioni contro il g8 del 2001 e si sono concluse con la richiesta di 225 anni di carcere.
Pensiamo che sia arrivato il momento di prendere di nuovo la parola, di gridare con forza che gli eventi del luglio 2001 appartengono a tutti noi, di mobilitarsi in massa e con intelligenza per fare si che 25 persone non paghino per qualcosa di cui siamo stati protagonisti tutt*, nessuno escluso.
Vogliamo rilanciare con forza la mobilitazione di massa del 17 novembre a Genova, e tutte le iniziative tese a riappropriarci della nostra memoria e del senso di quei giorni lontani sei anni ma ancora vivi in quello che hanno rappresentato.
Vorremmo che tutti rilanciassero questo appello senza firme, senza identità, senza se e senza ma, perché Genova non è finita, è ancora qui, oggi, e riguarda tutti e tutti se ne devono fare carico, senza esclusioni.

Per cominciare primo appuntamento a Genova: 17 novembre 2007
LA STORIA SIAMO NOI