A cosa serve la sociologia?

La sociologia (volente o nolente, deliberatamente o automaticamente, come vado ripetendo) è costretta a minare le fondamenta su cui poggiano le credenze popolari nella «necessità» e nella «naturalità» delle cose, delle azioni, delle tendenze e dei processi. Smaschera le irrazionalità che hanno contribuito alla loro creazione e perduranza. Rivela le contingenze dietro le regole e le norme apparenti, e le alternative che si affollano attorno alla presunta unica possibilità (vale a dire, quella scelta a spese di tutte le altre). In conclusione il métier della sociologia è, per prendere a prestito l’allegoria di Milan Kundera, «strappare i sipari» che nascondono le realtà alla vista coprendole con le loro rappresentazioni fraudolente.
C’è sempre un pericolo, naturalmente, come Theodor Adorno continuava a ricordarci: quello che, perseguendo la parsimonia e l’eleganza dei suoi resoconti (uno dei criteri guida della perfezione scientifica), la teorizzazione sociologica possa attribuire alle realtà sociali una quota di «razionalità» molto maggiore di quella che di fatto possiedono; notiamo e ricordiamo che la «razionalità del mondo» è la versione moderna (e secolare) della teodicea. Il pericolo è indubbiamente lì, è difficile resistere a una simile lusinga, mentre la tentazione di cedervi è parte integrante della logica dell’impegno accademico […]

Zygmunt Bauman, “La scienza della libertà – A cosa serve la sociologia?”

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Tirarla in lungo

Io sono del partito che l’anno nuovo inizia veramente dopo l’Epifania, ma quale primo Gennaio. Quest’anno poi col ponte l’anno nuovo inizia di lunedì, giorno perfetto per disattendere tutti i buoni propositi accumulati in questi giorni di feste.
La mia bella lista è pronta e scritta in bella calligrafia. Alcuni punti sono identici a quelli dell’anno prima, dell’anno prima ancora, e così via, che potremmo arrivare all’inizio dei tempi (miei). Altri sono nuovi, scintillanti, e che portano con loro una prospettiva futura, un mondo nuovo e lontano 365 giorni (o forse meno).
Devo solo smetterla di tirarla a lungo e incominciare, da lunedì però.

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Italia sì, Italia no, Italia gnamme

a tutti i compagni per il sì e per il no, dopo che avete votato oggi fate un respiro e mangiatevi un gelato.(Illustrazione di Liz Climo)
a tutti i compagni per il sì e per il no: dopo che avete votato oggi fate un respiro e mangiatevi un gelato (illustrazione di Liz Climo)

Devo essere onesto, sono molto contento di non poter votare oggi. Non voterò e non avrei votato nemmeno fossi stato in Italia, al massimo forse mi sarei concesso una scheda nulla. Mi sono sentito a disagio a seguire il dibattito degli ultimi mesi. Eppure, non sono riuscito a disinteressarmene, in fondo ci speravo che qualcuno riuscisse a convincermi e invece è stato come osservare morbosamente un lungo incidente sull’altro lato della carreggiata.

Ho trovato interessante l’analisi di Fabrizio Barca, il suo tentativo di ricondurre le due parti a una sintesi più ragionevole, ho condiviso meno le sue conclusioni successive che l’hanno spinto a votare sì. Ho letto tutte le possibili argomentazioni e motivazioni del sì e del no, nella riforma ci sono cose che ritengo giuste (la riforma del titolo V) e e altre meno (la composizione del nuovo senato), cose di cui m’importa relativamente (l’elettività dei senatori, il taglio del loro stipendio e la riduzione del loro numero) e cose che trovo sbagliate (la cancellazione delle province e del CNEL).

Per il resto, penso solamente che le urla, le accuse, gli strali e i distinguo da entrambe le parti siano solo deleteri. In questi mesi sono stati spesi fiumi di parole per argomentare tutto e il contrario di tutto, per accusare questo o quello delle peggiori nefandezze e delle peggiori intenzioni. A sinistra è stata alimentata una lotta intestina che fa più male che bene: le fratture all’interno di quelle che sono rimaste le maggiori organizzazioni di questo paese (CGIL, ANPI, ARCI, PD) saranno foriere di ulteriori lacerazioni e dolori. Spero che da domani, qualunque sia il risultato che uscirà stasera dalle urne, si possano superare questi scorsi mesi, ricordandosi che intanto il mondo là fuori è diventato più brutto e pauroso e che serviranno le idee e le energie di tutti noi per migliorarlo.

Io non parteciperò al voto, se mi cercate sono a mangiarmi un gelato, dai venite anche voi a farmi compagnia dopo che avete votato.

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“Cosa si proverà a sentirsi rifiutati dal mondo?”*

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«Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

(Matteo 25, 34-46)

*il titolo è un commento apparso in un social network minore

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Disarmiamoci

Dopo Nizza avevo paura, ho paura: di una reazione di pancia, di chiusura, di odio e di escalation, di Trump, Salvini e LePen, ma anche di Alfano e Renzi, delle risposte che riguardano “più sicurezza” e delle troppe poche domande fatte, dei militari in giro e nelle stazioni (e delle stazioni trasformate in aeroporti, ma quella più che paura è schifo) come fossimo in guerra. Più che degli attentati di per sé, ho paura di quello che succede dopo, dell’alzare l’asticella ogni volta di più, delle leggi speciali e degli stati di emergenza, dei muri e dei controlli, delle libertà da difendere che vengono limitate.

In mezzo a tutta questa paura mi è capitato di pensare al decalogo sulla convivenza che Alex Langer scrisse ormai più di 20 anni fa. In quel momento Langer stava guardando alle atrocità di una guerra che separava famiglie e amici su confini etnici e religiosi e le sue riflessioni partivano anche dal nascere e crescere in un territorio ancora oggi diviso su crinali linguistici e culturali. Oggi è la stessa cosa, solo su scale più grandi, con divisioni più subdole e conflitti più striscianti. E lì in quelle poche righe ho ritrovato una bussola, una direzione a cui tendere, quella della convivenza pacifica e del superamento di differenze e diffidenze, quella del disarmo e della non violenza. E poi subito dopo ho letto della polizia di Aarhus in Danimarca e del suo progetto di risocializzazione dei foreign fighters che tornano dalla Siria, di come farli sentire accolti dalla comunità e non come reietti da colpevolizzare e incarcerare.

Ed è di nuovo tutto qua, come stare insieme, costruire ponti, saltare muri ed esplorare frontiere, come non avere paura insieme, ma per farlo dobbiamo partire dal disarmare: le nostre paure e le risposte che mettiamo in atto, i nostri gesti e le parole, le mani e i cuori.

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I viaggi di ritorno

Non so se ci avete fatto mai caso, ma i viaggi di ritorno sono sempre più veloci di quelli d’andata. Non importa la destinazione o il mezzo di trasporto, fateci caso, l’andata è sempre lunghissima. Siete lì, tutti presi a non vedere l’ora di arrivare, perché ci sono sempre ottimi motivi per andare: un viaggio, una riunione, un bacio. E mentre pensi a tutte queste cose guardi l’orologio carico di aspettative e niente, non si muove mai, i secondi diventano minuti, i minuti ore. I motivi per tornare invece non sono mai così convincenti. Il ritorno è sempre fatto di sospiri e rimpianti, per quella cosa non vista, per quella cosa non detta, per quel bacio non dato. E così perso tra quei momenti mancati *puf* il ritorno passa in un attimo e ti ritrovi ancora spaesato a cercare di rimetterti in pari con quello che avevi lasciato da fare. Però alla fine l’ansia del ritorno è la miglior motivazione per partire di nuovo.

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And all that is now, and all that is gone, and all that’s to come

Quello che più mi ha colpito della scoperta delle onde gravitazionali è stato il suono. Quel suono che sembra il battito di un cuore e invece sono lo spazio e il tempo che si deformano. Un cuore che ha pompato energia emessa 1,3 miliardi di anni fa e di cui noi abbiamo percepito quel battito adesso.

Ed è una cosa che se ci penso è così bella che mi vengono i brividi.

(oltre a poterlo sentire qua trovato pure la storia di come la scoperta è avvenuta, che è un’altra cosa bellissima)

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Velocità

A piedi, camminando veloce, un uomo percorre circa 5 km all’ora. Se devi fare 20 km ci metti 4 ore a passo svelto. Una giornata di cammino sono 40 km. Io fino a 10 anni fa non ci avevo mai pensato a questa cosa, poi ho camminato per qualche centinaio di chilometri fino a Santiago di Compostela. Una delle cose che mi ha insegnato quel viaggio è stata la velocità, dover calcolare quanto posso percorrere in un giorno, una settimana, un mese. Sarà per questo, ma da allora ho sempre un senso di smarrimento quando mi succede come ieri mattina, di svegliarmi nel mio letto a casa e di essere per merenda a Stoccolma, senza nessuno sforzo. Direte voi questa è la modernità, quella cosa che ti fa spostare da un punto all’altro della terra in poco tempo e senza fatica, che ti fa spedire bit in giro per il mondo istantaneamente, che ti fa arrivare a lavoro tutti i giorni senza dover fare 20 km a piedi ad andare e 20 km a tornare. Però ho scoperto che a me tutta questa velocità mica mi piace sempre, che preferisco i treni agli aerei, i regionali all’alta velocità, camminare invece di correre. È un mondo difficile per noi che vogliamo andare lenti.

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