Tregua

Cento anni fa, quando la guerra ancora non era grande, nelle trincee del fronte occidentale in questi stessi giorni di festa, soldati nemici decisero di smettere di combattere e scambiarsi gli auguri di Natale. Diventarono amici, cantarono insieme, condivisero liquori, sigarette, giornali. In fondo, seppur su fronti differenti, erano nello stesso fango, con lo stesso freddo e con le stesse paure, mentre i caporioni che davano ordini, non molto contenti della cosa, erano al caldo e al sicuro, come sempre.

Soldati inglesi e tedeschi insieme durante la tregua di Natale
Soldati inglesi e tedeschi insieme durante la tregua di Natale

Il nemico divenne meno brutto e cattivo, non più una bestia da uccidere, ma un simile con cui puoi condividere le tue poche sigarette o con cui puoi fare una partita di pallone. Nella terra di nessuno tra le due linee, normalmente teatro delle battaglie più violente, vennero approntati dei campi da calcio, senza scarpini ma con gli stivali e in mezzo al fango, soldati inglesi e tedeschi tornarono uomini per qualche ora, magari riuscirono pure a ridere e a divertirsi. Per commemorare queste partite improvvisate, nate dalla voglia di una pace che impiegherà anni ad arrivare, la UEFA e la Federazione Calcio Inglese hanno prodotto dei bellissimi video, oltre a iniziative di commemorazione durante tutto dicembre e a cerimonie pubbliche.

Ricordare chi ha giocato quelle partite, chi ha combattuto in quelle trincee, oggi in tempi di rigurgiti anti-europei e nazionalisti può essere utile per non perdere di vista la strada che, dopo molti errori, l’Europa ha intrapreso per costruire un futuro di pace.

Buona tregua e buon Natale.

Sócrates e Maradona

 

stampa: http://society6.com/rabiscorama/scrates-x-maradona_framed-print#12=52&13=54
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«Vi racconto questa: una volta, al bar, c’era un argentino amico nostro. La serata era finita, avevamo pulito e tutto quanto, e Sócrates fa: “È tardi, do un passaggio alla signora,” intendeva la cuoca “l’accompagno in macchina perché è troppo tardi”. E all’argentino: “Carlito, tu vieni con me”. Non dico fosse l’alba, ma era comunque molto tardi e dovevano andare al morrò, lì sulla periferia. Ci vanno, lasciano la signora a casa e, tornando indietro, a metà strada si fermano perché il Mãgrao doveva comprare le sigarette. E ovviamente, anche alle quattro di mattina, c’è un sacco di gente che lo riconosce: “mãgrao, meu deus do céu!”». «Alle quattro di mattina?». «Sì! Lui aveva questa dote: pure quando era tutto buio, riusciva a vedere la lucetta rossa di un bar e ci si fermava. E poi dava retta a tutti, quindi si mette a parlare, gli offrono le birre eccetera. Insomma, non lo saziano più, a quelli non gli pare vero. Intanto l’argentino è ancora in macchina che lo aspetta, e dopo un po’ si mette a gridare: “Mãgrao, que paaasa?”». Dedé imita le urla dell’argentino dal finestrino della macchina, mette le mani attorno alla bocca e simula il suo volto trasfigurato, dilatando le vocali della parlata spagnola. «”Dobbiamo andare muoviti!” diceva in spagnolo, no? Continuava a gridare in spagnolo, con l’accento argentino. E il bello è che prima il Mãgrao gli aveva detto: “Tu rimani in macchina, così mi sbrigo e ce ne andiamo subito!”. Quello continua a chiamarlo per un po’, ma niente. Alla fine l’argentino dice: “vado a piedi!”, scende dalla macchina e a quel punto la gente del bar si blocca tutta, si fermano a guardarlo, basso, coi capelli ricci, che aveva inveito con accento argentino, e uno fa: “Maradona! Mio Dio, Sócrates e Maradona! Non ci posso credere, mio Dio!”. E tutti cominciano a chiamare parenti e amici al telefono: “Papà corri qua, al bar ci stanno tutti e due, ci stanno tutti e due, corri, sbrigati!”. E insomma, rimangono lì per ore. Era sempre così, ogni giorno una storia».

Lorenzo Iervolino, Un giorno triste così felice

Futebol

 
 
Quando ho scattato questa foto Lisbona era deserta e silenziosa. Mancavano pochi minuti all'inizio di Portogallo – Olanda e già le strade erano vuote, bandiere e coccarde rossoverdi in ogni balcone del Bairro Alto. Da una traversa scoscesa vediamo arrivare un pallone, dietro un bambino a inseguirlo.

Lo raggiunge, lo stoppa con il destro, si gira, dribla un tombino e tira di punta verso la salita.
Da una finestra arriva il rumore di uno stadio, un telecronista concitato presenta la formazione olandese.
I due bambini si fermano un attimo, come a controllare che non sia troppo tardi per dare altri due calci prima dell'inizio della partita, quella dei campioni.

Poco più avanti, di fronte a un bar un bambino, avrà avuto 6 anni, palleggia come un piccolo Ronaldo, il padre con una birra in mano ride contento. La palla gli cade dopo almeno 10 palleggi; parte un applauso e qualche risata.
Le finestre aperte per combattere il caldo umido e far entrare il primo fresco della serata, fanno da megafoni delle tv, creando un effetto stereo che si spande per la via.

I palloni a Lisbona hanno smesso di rotolare, almeno per questi 90'.

Ricordi

E' da poco finito il sorteggio per i gironi della Champions League, dopo 8 anni la Fiorentina ritorna in Coppa Campioni, il girone non è dei più semplici, però si può certamente lottare GIRONE F (Lione, Bayern Monaco, Steaua Bucarest, Fiorentina).

Ricordo quella sera, non era freddo nonostante l'autunno inoltrato, ricordo gli sfottò il giro in classe, nessuno credeva alla possibilità della Fiorentina di superare il turno in un girone del genere, unico tifoso viola in mezzo ad una marea di juventini ed interisti all'epoca ancora dovevano subire lo shock del 5 maggio e continuavano a sognare uno scudetto che non voleva arrivare.

Francamente non ricordo molto di quella partita, tranne quel gol al '75, quel tiro tagliato da posizione difficilissima che insacca la rete, poi la mia corsa urlando verso la finestra, lo sfogo di una vita da tifoso passata tra delusioni e vittorie minime, qualche Coppa Italia, Supercoppa, niente di sostanzioso, uno scudetto sfumato per un soffio, forse per un carnevale di troppo e un fenomeno infortunato. Quella partita e quella vittoria però sono qualcosa che il giorno dopo mi hanno fatto camminare a tre metri da terra.
Si stavano avvicinando i tempi bui della retrocessione e del fallimento, piansi quel primo d'agosto quando la FIGC escluse la Fiorentina dal campionato di B.
Quell'anno la C2 fu qualcosa di tonificante, il ritorno ad un calcio più antico, fatto di partite alla radio e trasferte da gite fuori porta, ma alla fine eccoci di nuovo qua, nonostante tutto e tutti, non posso che essere orgoglioso di questa squadra, non posso che continuare a sognare, a sperare e a crederci. Forza Viola!