La linea blu

 
 
Un gruppo di studentesse di medicina in camice e con i capelli raccolti fumano una sigaretta nel cortile, il vento fa muovere i rami degli alberi. 
Trattengo il fiato, apro la porta e a passo svelto inizio a cercare l'ambulatorio, dice che devo seguire la linea blu.
Davanti all'ambulatorio, stanza 19, ci sono 5 sedie scomode e un attaccapanni, la striscia blu prosegue dritta fino a una porta, ogni tanto qualche barella spinta da volontari in tute catarifrangenti.
Non avrei mai potuto fare medicina, non riesco a starci dentro un ospedale, anche se sono in visita, anche se sono lì per una cosa normale, niente, mi ci sento piccolo, schiacciato dal peso di questi palazzi giganteschi e caotici.
Io voglio solo continuare a seguire la linea blu, che laggiù poi c'è l'uscita e fuori il sole e il caldo, il vento che muove le foglie e le studentesse senza camice e con i capelli sciolti.

Quer Pasticciaccio Bello

 

Quer pasticciaccio bello nasce come costola [sinistra] del My own private Milano. Dieci fotografi romani, dieci foto della periferia di Roma, dieci scribi di fuori Roma. Per parlare, raccontare o anche solo immaginare la parte più grande e, forse, più complessa di questa città. Perché se vi hanno detto che Roma è solo il Colosseo e i sampietrini, beh, vi hanno mentito.

Quando mi chiedono in quale grande città d'Italia mi piacerebbe vivere la risposta è immediata e sempre la stessa da sempre: Roma.
Per questo non ho avuto dubbi quando mi è stato chiesto se volevo partecipare a "Quer pasticciaccio bello".

Dieci frammenti che narrano degli epicentri di un'altra Roma, diversa da quella che attraversa un normale visitatore: da Ostia al Tufello passando da Cinecittà e il Villaggio Prenestino da Villa Carpegna a Lunghezza…

Si scarica QUI, dentro come avrete capito c'è pure un mio piccolo contributo. Leggetelo tutto che merita.

Un grazie a Frattaglia per l'invito, a Nemo per la grafica e a tutti gli altri fotografi e scribi per le cose belle che ci sono dentro (poi dici perché ti piace l'internet).

30 days/30 trains

Ho iniziato ieri uno stage che mi porterà per all'incirca un mese a lavorare all'interno della stazione di Siena.
Non sono mai stato un appassionato di treni, non ho mai avuto un trenino e non ho mai sognato di fare il capostazione, però ho sempre trovato l'idea del treno romantica, i treni come macchine vive (e qui non voglio nemmeno citare Guccini) e potenti, domati da uomini che custodiscono i segreti di queste creature. 

Per questo ho deciso che per il prossimo mese pubblicherò all'incirca una foto al giorno scattata sui binari della stazione, qua il set (ho provato ad inserire lo slideshow senza riuscirci, consigli?). 

Rifredi o cara

Rifredi è un quartiere fiorentino, secondo wikipedia il più grande.

Rifredi è soprattutto una stazione ferroviaria, una stazione di passaggio (nel senso che i binari non finiscono lì, ma corrono paralleli alla stazione) per la precisione, non troppo grande, ma nemmeno piccola, non bella esteticamente e non ha neppure nessun tipo di particolarità architettonica rilevante. In Italia ci sono sicuramente una miriade di stazioni simili, periferiche ad una stazione più grande e bella, figlie di un tempo in cui il trasporto ferroviario era l'unico modo di spostarsi velocemente. 

A Rifredi non fermano Eurostar (solo due della tratta Roma-Bergamo) e FrecciaRossa, ma solo regionali e intercity, treni proletari, scacciati e rinnegati.

A Rifredi non arrivi e non parti, ma passi, per andare in qualche altro luogo; una tappa come altre mille verso una destinazione, un obbiettivo da raggiungere. Un nonluogo perfetto. 

Un luogo dell'anima per me, che mi trasmette la voglia di viaggiare, di percorrere altre tappe, magari irrilevanti, piccole, non particolarmente significative, che per me sono sempre le più divertenti, che tanto l'arrivo non è mai così bello come lo immaginavi mentre eri in viaggio. 

 

Vi ammorberò quindi altre volte con foto e/o scritti su questa stazione forse un po' brutta, ma a suo modo molto speciale. 

I love this game

 
 
Sono sempre stato un appassionato di basket, pur non avendoci mai giocato, se non qualche volta nei campetti di paese con gli amici.
Stamattina sono tornato in campo: pessime percentuali, movimenti farraginosi, ma tanto divertimento.
Anni di inattività fisica si fanno sentire, dieci minuti e mi serve subito un time-out, fortuna che la prima partitella era finita (anche se con una ignobile sconfitta) altrimenti sarei svenuto. Meglio le altre due, qualche buon tiro preso, un fisico che rispondeva meglio e due sconfitte dignitose. 
 
Tra i propositi del nuovo anno c'era anche quello di rimettersi un po' in forma, ecco, appurato il mio attuale stato questa cosa si fa sempre più necessaria.
Quindi dalla prossima settimanasi rispolvera anche il costume e ci si rituffa in piscina, in più qualche partitella a settimana non sarebbe male. 

Partire.

 
Non ci sono resurrezioni in politica, ma solo nuovi parti, un nuovo partire piuttosto che un nuovo partito, un processo piuttosto che una sigla…

Nichi Vendola, Chianciano 24 gennaio 2009.