¿De qué planeta viniste?

Ahí la tiene Maradona, lo marcan dos, pisa la pelota Maradona, arranca por la derecha el genio del fútbol mundial, deja al tercero y va a tocar para Burruchaga… ¡Siempre Maradona! ¡Genio! ¡Genio! ¡Genio! Ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta… Gooooool… Gooooool… ¡Quiero llorar! ¡Dios Santo, viva el fútbol! ¡Golaaazooo! ¡Diegoooool! ¡Maradona! Es para llorar, perdónenme… Maradona, en una corrida memorable, en la jugada de todos los tiempos… Barrilete cósmico… ¿De qué planeta viniste para dejar en el camino a tanto inglés, para que el país sea un puño apretado gritando por Argentina? Argentina 2 – Inglaterra 0. Diegol, Diegol, Diego Armando Maradona… Gracias Dios, por el fútbol, por Maradona, por estas lágrimas, por este Argentina 2 – Inglaterra 0.

Victor Hugo Morales, 22 Giugno 1986, Argentina 2 – Inghilterra 1

Sei tornato sul tuo pianeta.

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Sócrates e Maradona

 

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«Vi racconto questa: una volta, al bar, c’era un argentino amico nostro. La serata era finita, avevamo pulito e tutto quanto, e Sócrates fa: “È tardi, do un passaggio alla signora,” intendeva la cuoca “l’accompagno in macchina perché è troppo tardi”. E all’argentino: “Carlito, tu vieni con me”. Non dico fosse l’alba, ma era comunque molto tardi e dovevano andare al morrò, lì sulla periferia. Ci vanno, lasciano la signora a casa e, tornando indietro, a metà strada si fermano perché il Mãgrao doveva comprare le sigarette. E ovviamente, anche alle quattro di mattina, c’è un sacco di gente che lo riconosce: “mãgrao, meu deus do céu!”». «Alle quattro di mattina?». «Sì! Lui aveva questa dote: pure quando era tutto buio, riusciva a vedere la lucetta rossa di un bar e ci si fermava. E poi dava retta a tutti, quindi si mette a parlare, gli offrono le birre eccetera. Insomma, non lo saziano più, a quelli non gli pare vero. Intanto l’argentino è ancora in macchina che lo aspetta, e dopo un po’ si mette a gridare: “Mãgrao, que paaasa?”». Dedé imita le urla dell’argentino dal finestrino della macchina, mette le mani attorno alla bocca e simula il suo volto trasfigurato, dilatando le vocali della parlata spagnola. «”Dobbiamo andare muoviti!” diceva in spagnolo, no? Continuava a gridare in spagnolo, con l’accento argentino. E il bello è che prima il Mãgrao gli aveva detto: “Tu rimani in macchina, così mi sbrigo e ce ne andiamo subito!”. Quello continua a chiamarlo per un po’, ma niente. Alla fine l’argentino dice: “vado a piedi!”, scende dalla macchina e a quel punto la gente del bar si blocca tutta, si fermano a guardarlo, basso, coi capelli ricci, che aveva inveito con accento argentino, e uno fa: “Maradona! Mio Dio, Sócrates e Maradona! Non ci posso credere, mio Dio!”. E tutti cominciano a chiamare parenti e amici al telefono: “Papà corri qua, al bar ci stanno tutti e due, ci stanno tutti e due, corri, sbrigati!”. E insomma, rimangono lì per ore. Era sempre così, ogni giorno una storia».

Lorenzo Iervolino, Un giorno triste così felice

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