Tregua

Cento anni fa, quando la guerra ancora non era grande, nelle trincee del fronte occidentale in questi stessi giorni di festa, soldati nemici decisero di smettere di combattere e scambiarsi gli auguri di Natale. Diventarono amici, cantarono insieme, condivisero liquori, sigarette, giornali. In fondo, seppur su fronti differenti, erano nello stesso fango, con lo stesso freddo e con le stesse paure, mentre i caporioni che davano ordini, non molto contenti della cosa, erano al caldo e al sicuro, come sempre.

Soldati inglesi e tedeschi insieme durante la tregua di Natale
Soldati inglesi e tedeschi insieme durante la tregua di Natale

Il nemico divenne meno brutto e cattivo, non più una bestia da uccidere, ma un simile con cui puoi condividere le tue poche sigarette o con cui puoi fare una partita di pallone. Nella terra di nessuno tra le due linee, normalmente teatro delle battaglie più violente, vennero approntati dei campi da calcio, senza scarpini ma con gli stivali e in mezzo al fango, soldati inglesi e tedeschi tornarono uomini per qualche ora, magari riuscirono pure a ridere e a divertirsi. Per commemorare queste partite improvvisate, nate dalla voglia di una pace che impiegherà anni ad arrivare, la UEFA e la Federazione Calcio Inglese hanno prodotto dei bellissimi video, oltre a iniziative di commemorazione durante tutto dicembre e a cerimonie pubbliche.

Ricordare chi ha giocato quelle partite, chi ha combattuto in quelle trincee, oggi in tempi di rigurgiti anti-europei e nazionalisti può essere utile per non perdere di vista la strada che, dopo molti errori, l’Europa ha intrapreso per costruire un futuro di pace.

Buona tregua e buon Natale.

Dormi sepolto in un campo di grano

cimitero
Così come vi siete fronteggiati in vita, gli uni di fronte agli altri, nelle trincee, sulle montagne, al freddo, in mezzo alle neve e al fango, circondati da filo spinato e paura, adesso anche da morti siete di nuovo gli uni di fronte agli altri.
Non più trincee e filo spinato, ma un viale alberato a separarvi. I vinti, con un monumento e una semplice iscrizione e i vincitori dall’altro lato ricordati con i nomi, un mausoleo, tutti gli onori e il pieno di retorica.
Io che non ho fatto il militare, che ho paura di qualsiasi arma, e che non riesco neanche a immaginare cosa vuol dire essere in guerra, continuo a chiedermi perché non potete stare insieme in pace, almeno da morti.