Riqualificazione

Trento, scritta su muro.
Trento, scritta su muro.

Ieri mentre mangiavo una macedonia al bar della stazione di Bologna, mi si avvicina un signore e con gentilizza mi chiede se potevo comprargli un cornetto, perché aveva fame. Non era vestito bene, ma neanche vestito da straccione, era un po’ sporco come chi dorme fuori, con pochi denti in bocca e una carnagione scura, bruciata dalle intemperie. Aspetto un istante a rispondergli, vergognandomi un po’, per il mio menù speciale strapagato a 7,20€, per quel telefono che stavo guardando, per i miei vestiti e per la casa calda che mi stava aspettando.

Non faccio in tempo a mettermi in fila, che un solerte barista ci si avvicina e apostrafa il signore: “cosa fai? Perché dai noia alla gente perbene? Vai fuori! Ora chiamo la polizia! Già ci sono gli zingari”. Gli dico di calmarsi, che il signore non stava dando alcun fastidio, è con me, compriamo un cornetto e usciamo. Mi metto in coda, compro il cornetto, una di quelle tristi brioche scongelate e pagate più del dovuto che trovi negli autogrill. Prima di arrivare alla porta incrociamo il barista di prima, che passandomi accanto esclama: “eccolo, il fenomeno”.

Usciamo sul binario 1, il signore mangia il suo cornetto, io finisco la mia macedonia. Restiamo in silenzio qualche minuto, con un po’ di imbarazzo. Io devo andare, gli lascio anche la bottiglietta di tè, gli auguro buona giornata e vado verso il binario 2 ovest.

E’ da ieri che ripenso a questa cosa, soprattutto alla reazione di quel barista. Che se ne vadano da qualche altra parte questi poveracci rompicoglioni. Come se bastasse non vedere per potersi mettere in pace con la coscienza.

Anche i treni premono snooze

O anche cronaca di un ritardo ferroviario di cui ero solo spettatore.

Ore 05:00 – Il treno regionale 2251 di trenitalia doveva partire da Bolzano, io secondo la mia tabella di marcia dovevo essere già sveglio da un po' e pronto a uscire dopo pochi minuti per accompagnare Valentina in stazione.

Ore 05:11 – Non mi ricordo mai dello specchio nell'ascensore, che nella maggior parte dei giorni è pure il primo specchio in cui mi guardo la mattina, non vorrei mai farlo, figuriamoci a quest'ora. 2251 sarà arrivato in orario ad Ora?

Ore 05:38 – da orario 2251 doveva fare il suo trionfale ingresso al binario 2 della stazione di Trento e accogliere la mia bella che tornava a casa. In realtà lui non era ancora partito, penso un problema con la sveglia del macchinista, noi stavamo bestemmiando contro la coda alle macchinette prima di accorgerci sul tabellone di un ritardo segnalato di 40'.

Ore 06:05 – L'immaginario 2251 avrebbe dovuto essere ad Ala, il reale 2251 ancora non è partito da Bolzano, il ritardo aumenta, la fame pure, fortuna che il bar della stazione è aperto, ancora poca gente, quei pochi però dovevano andare a Bologna con 2251. C'è una barista che non avevo mai incontrato e fa il cappuccino molto meglio delle sue colleghe, i cornetti sono sempre quelli surgelati e riscaldati. A stomaco pieno si aspetta meglio.

Ore 06:26 – 2251 non è a Domegliara come avrebbe dovuto, è ancora fermo a Bolzano. Il ritardo è di un'ora, consiglio a Valentina di arrivare a Verona con il regionale che parte tra 5 minuti, che male che vada aspetta un'ora la coincidenza per Bologna, se invece 2251 parte lo ritrova a Verona. 

Ore 07:08 – Isola della Scala è ancora lontana, però 2251 è arrivato a Trento e riparte sotto i miei occhi che lo aspettavano sul binario 2. Con il giornale sottobraccio esco dalla stazione, mi sembra più freddo di prima, apro Prontotreno e guardo se 2251 recupera terreno.

Ore 07:22 – Il ritardatario 2251 è a Rovereto, io in Piazza Duomo, al freddo cammino verso la mia seconda colazione. 

Ore 07:33 – Quando sono entrato al bar ho chiesto un tè caldo, alla richiesta della barista di scegliere quale volessi ho risposto "uno qualsiasi, basta che sia molto, molto, caldo". Dieci minuti dopo ho ripreso sensibilità alle mani, 2251 è arrivato ad Ala, e Repubblica non mi ha messo di buon umore. 

Ore 07:53 – Ve l'ho mai raccontata questa cosa che a Trento nei bar quando ordini il caffè ti chiedono se lo vuoi "liscio"? No, ecco, allora ricordatelo, non fate come il signore, probabilmente bangladese o del sud-est asiatico che è rimasto 5 minuti a fissare la barista senza sapere cosa rispondere. 2251 è arrivato a Domegliara, Valentina a Verona e io sono di nuovo in strada. 

08:08 – 2251 arriva a Verona, io a casa, giusto in tempo per un caffè. Quel pigrone sta fermo sempre 12 minuti a Verona, anche quando è in ritardo, io giuro che in quei 12 minuti ho solo riposato gli occhi.

08:59 – Poggio Rusco è in provincia di Mantova, io fino alle amministrative dello scorso anno credevo fosse in provincia di Bologna, non sono mai stato un fenomeno in geografia. 2251 ha 90' di ritardo, io sono in anticipo rispetto ai miei standard.

09:53 – Ho pulito camera, mi sono fatto una doccia per scaldarmi, ho letto Affari&Finanza, ho mangiato della cioccolata, ho grattato un gratta e vinci senza vincere. 2251 è arrivato a Bologna senza recuperare neanche un minuto di ritardo. Io l'ho seguito stazione per stazione, facendo il tifo per lui.
Lo immaginavo sbuffante iniziare malissimo una nuova settimana, come la maggioranza delle persone che il lunedì mattina sognano solamente di premere snooze e rimanere a dormire "solo altri 5 minuti, poi mi alzo, giuro".

come la tivì

che poi guardare fuori dal finestrino mentre vai a me sembra sempre come guardare la tivì, anzi meglio che guardare la tivì che anche senza decoder di sky ti guardi bei programmi.

30 days/30 trains

Ho iniziato ieri uno stage che mi porterà per all'incirca un mese a lavorare all'interno della stazione di Siena.
Non sono mai stato un appassionato di treni, non ho mai avuto un trenino e non ho mai sognato di fare il capostazione, però ho sempre trovato l'idea del treno romantica, i treni come macchine vive (e qui non voglio nemmeno citare Guccini) e potenti, domati da uomini che custodiscono i segreti di queste creature. 

Per questo ho deciso che per il prossimo mese pubblicherò all'incirca una foto al giorno scattata sui binari della stazione, qua il set (ho provato ad inserire lo slideshow senza riuscirci, consigli?). 

Rifredi o cara

Rifredi è un quartiere fiorentino, secondo wikipedia il più grande.

Rifredi è soprattutto una stazione ferroviaria, una stazione di passaggio (nel senso che i binari non finiscono lì, ma corrono paralleli alla stazione) per la precisione, non troppo grande, ma nemmeno piccola, non bella esteticamente e non ha neppure nessun tipo di particolarità architettonica rilevante. In Italia ci sono sicuramente una miriade di stazioni simili, periferiche ad una stazione più grande e bella, figlie di un tempo in cui il trasporto ferroviario era l'unico modo di spostarsi velocemente. 

A Rifredi non fermano Eurostar (solo due della tratta Roma-Bergamo) e FrecciaRossa, ma solo regionali e intercity, treni proletari, scacciati e rinnegati.

A Rifredi non arrivi e non parti, ma passi, per andare in qualche altro luogo; una tappa come altre mille verso una destinazione, un obbiettivo da raggiungere. Un nonluogo perfetto. 

Un luogo dell'anima per me, che mi trasmette la voglia di viaggiare, di percorrere altre tappe, magari irrilevanti, piccole, non particolarmente significative, che per me sono sempre le più divertenti, che tanto l'arrivo non è mai così bello come lo immaginavi mentre eri in viaggio. 

 

Vi ammorberò quindi altre volte con foto e/o scritti su questa stazione forse un po' brutta, ma a suo modo molto speciale.