Tacconi Otello

Da quando lavoro a Roma, cioè due mesi e mezzo, ogni mattina quando vado a lavoro e ogni pomeriggio quando torno a casa, passo davanti a un torracchione alto, con delle belle aiuole intorno, un’inferriata alta, e un grande parcheggio. E ogni mattina e ogni pomeriggio mi viene sempre da pensare a Tacconi Otello.

“Quassù io ero venuto non per far crescere le medie e i bisogni, ma per distruggere il torracchione di vetro e cemento, con tutte le umane relazioni che ci stanno dentro. Mi ci aveva mandato Tacconi Otello, oggi stradino per conto della provincia, con una missione ben precisa, tanto precisa che non occorse nemmeno dirmela.
E se ora ritorno al mio paese, e ci incontro Tacconi Otello, che cosa gli dico? Sono certo che nemmeno stavolta lui dirà niente, ma quel che gli leggerò negli occhi lo so fin da ora. E io che cosa posso rispondergli? Posso dirgli, guarda, Tacconi, lassù mi hanno ridotto che a fatica mi difendo, lassù se caschi per terra nessuno ti raccatta, e la forza che ho mi basta appena per non farmi mangiare dalle formiche, e se riesco a campare, credi pure che la vita è agra, lassù.”

Luciano Bianciardi, La vita agra
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