Baby we’ll be fine


«ciao, ci sentiamo dopo. Ti voglio bene»
«ciao»
«ciao»
«ciao»
«ciao»
*click*
Continuo a salutare anche dopo che ha attaccato.
Ritornano i rumori, ritorno qua. La terza telefonata della giornata, fortuna che non le paghiamo.
C'è sempre un buon motivo per voler stare vicini, sempre. C'è sempre un buon motivo per dover essere lontani, ancora.
Ci sono 200km che in giornate come queste farei anche a piedi, arriverei sudato e con le scarpe consumate a suonare il campanello con un fiore in mano.
Ci sono le nuvole che arrivano da dietro le montagne e il vento che entra sotto la giacca mentre cammino a passo svelto verso casa, che poi se tirassi dritto arriverei direttamente là.
Quanto ci vuole? Un uomo a passo svelto può fare 5-6 km/h. Dividi 200 per 5 o 6 (che poi dopo un po' diventerà pure 4) fa quaranta o trentatrevirgolatreperiodico, troppo.
In casa non c'è ancora nessuno, mi siedo in cucina e bevo un bicchiere d'acqua, ho il fiatone.
Dicono che l'importante è il viaggio, non l'arrivo, non lo so mica io se essere d'accordo. C'è che a ogni arrivo di tappa devi guardare al prossimo, prenderti un po' di riposo e ripartire.
Devi fare il tuo passo, che poi altrimenti in salita schianti, e quando sei in salita altro che al viaggio, pensi ma all'arrivo.
E se dessi una gonfiata alle ruote? In bicicletta chissà quanto ci metto?

Un posto dove… girare il mondo.

Il blog di Lorenzo Cairoli è uno di quelli che consiglio sempre a tutti di leggere, di quelli che ogni volta ti viene da segnalare il link dei post e dici cazzo, come mai nessuno parla di questa cosa. A febbraio Lorenzo annunciò che stava preparando un giro del mondo, nel mezzo tante segnalazioni e tante storie dai luoghi che avrebbe visitato, poi più niente fino a qualche giorno fa, mille problemi e la voglia di partire non lo scoraggiano, trova sponsor e finisce di organizzare il tutto. Proprio in questi giorni è partito il blog Palato Nomade su Gambero Rosso dove parlerà di cibo, ma non solo. 

Ormai la partenza è vicina, la prima tappa è l'America Latina:

La prima tappa sarà la Colombia con base a Cartagena, poi una trasferta insidiosissima ad Haiti fino al Plateau Central per scoprire come se la passano veramente gli haitiani a cinque mesi dal terremoto. Seguiranno incursioni a Cuba, nella turbolenta Giamaica di Bolt e di Dudus Cooke, a Panama, in Venezuela, in Ecuador, in Perù, in Cile. (via Palato Nomade)

Insomma, io vi consiglio di segnarvelo nei feed e tra i preferiti, perché ci sarà da leggere cose splendide nei prossimi mesi. Buon viaggio e in bocca al lupo Lorenzo!

Rifredi o cara

Rifredi è un quartiere fiorentino, secondo wikipedia il più grande.

Rifredi è soprattutto una stazione ferroviaria, una stazione di passaggio (nel senso che i binari non finiscono lì, ma corrono paralleli alla stazione) per la precisione, non troppo grande, ma nemmeno piccola, non bella esteticamente e non ha neppure nessun tipo di particolarità architettonica rilevante. In Italia ci sono sicuramente una miriade di stazioni simili, periferiche ad una stazione più grande e bella, figlie di un tempo in cui il trasporto ferroviario era l'unico modo di spostarsi velocemente. 

A Rifredi non fermano Eurostar (solo due della tratta Roma-Bergamo) e FrecciaRossa, ma solo regionali e intercity, treni proletari, scacciati e rinnegati.

A Rifredi non arrivi e non parti, ma passi, per andare in qualche altro luogo; una tappa come altre mille verso una destinazione, un obbiettivo da raggiungere. Un nonluogo perfetto. 

Un luogo dell'anima per me, che mi trasmette la voglia di viaggiare, di percorrere altre tappe, magari irrilevanti, piccole, non particolarmente significative, che per me sono sempre le più divertenti, che tanto l'arrivo non è mai così bello come lo immaginavi mentre eri in viaggio. 

 

Vi ammorberò quindi altre volte con foto e/o scritti su questa stazione forse un po' brutta, ma a suo modo molto speciale.