3 anni dopo

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Chi l’avrebbe immaginato che 3 anni dopo sarei stato ancora qua: con un’altra prospettiva, un panorama differente, tante cose belle, una camera più grande, qualche ansia da superare, una connessione internet nuova fiammante (finalmente), l’attesa per un altro primo giorno di scuola.

Ora viene il bello

wordle tesi

Ho discusso oggi la mia tesi, in mezz’ora il risultato degli ultimi mesi. Tra quindici giorni con la mia proclamazione si chiuderà definitivamente la mia carriera da studente, si chiuderanno questi due anni e mezzo a Trento.

Intanto, inizio a festeggiare.

RIP Splinder

 

Era il 6 giugno del 2004 quando ho scritto il mio primo post su Splinder, non avevo ancora 18 anni, e avevo scoperto "quel sito dove ci puoi scrivere, tipo un diario" per caso in un noioso giorno di scuola di fine anno, su imbeccata di un amico (ciao Antonio!).
Sono passati quasi 8 anni da quel giorno, ho sempre un blog, ci scrivo molto meno raccontando cose diverse da allora (e con una punteggiatura molto migliore), ho conosciuto molte persone belle, scambiato commenti e idee, fatto progetti più o meno riusciti.
Sono cresciuto da allora, mi sono diplomato, ho cambiato strada, preso una laurea, quasi due, scrivo con una migliore punteggiatura.
Un po' mi vergogno di quello che scrivevo lì (e anche di quello che scrivo qua, ma non conta), però sono molto dispiaciuto che oggi tutti quei post e quei commenti, il template con il blogroll pieno di ricordi, spariscano come lacrime nella pioggia; certo, ho salvato tutto, esportato e importato da altre parti, ma non è la stessa cosa.
Ciao Splinder, è stato bello.

il post del castello di carte

(foto di: Esther Gibbons)
 
Il bar era vuoto, solo la barista carina e quel vecchietto che gobbo sul tavolo nell'angolo stava sorseggiando un bianchino provando a fare un castello di carte. Alla stazione lì vicino doveva arrivare l'ultimo treno della giornata, quello dei pendolari. Il mazzo accanto al bicchiere, due carte per volta, lentamente, lentamente. Fare un castello di carte richiede pazienza e attenzione, se le carte sono troppo nuove scivolano sul piano lucido del tavolo. Devi stare attento anche al tuo respiro e alle dita, se ti muovi troppo velocemente per arrivare a stringere il bicchiere lì accanto puoi far cadere tutto.
La barista finisce di sistemare i bicchieri appena lavati, sul tavolo le carte hanno preso forma e adesso c'è un castello, di quelli con quattro file di carte, grande. Adesso c'è solo da aspettare: una porta che si apre, un refolo dalla finestra, la mano che sbatte sul tavolo; quel castello è destinato a cadere. Nel frattempo c'è solo da godersi il momento, forse è proprio questo il bello di un castello di carte, aspettare che cada per raccogliere le carte, rimetterle insieme e ricostruirlo di nuovo, mischiando tutto.

Saluto ad una Fiat Tipo modello Digit del 1988

Alle volte sembra proprio che le cose abbiano un'anima, quella Fiat Tipo modello Digit del 1988 era l'auto di nonno, lo è stata praticamente per tutta la mia vita fino a questo momento, fino a stamattina. Il nonno è senza patente da qualche mese, la Tipo già negli ultimi anni girava solo sulle strade del paesello.
Era ferma in quel piazzale del meccanico da diverse settimane, problemi alla batteria, all'impianto di raffreddamento, al motorino di avviamento. L'incentivo statale alla rottamazione cade proprio a fagiolo, in famiglia si progettava un cambio di auto e poi c'era là quella Tipo da rottamare, che tanto era da buttare, inutilizzabile e 1500€ fanno comodo.
Oggi doveva essere il suo ultimo viaggio, messa in moto forzatamente doveva fare poche decine di km fino al concessionario che la rottamerà. Come dicevo, sembra che le cose abbiano un'anima, dopo pochi km la Fiat Tipo modello Digit del 1988 decide, che se proprio deve fare quest'ultimo viaggio lo vuole fare comoda, come non ha mai viaggiato, in prima classe, sul pianale di un carroattrezzi. Si ferma e non riparte, inutili i tentativi di rimetterla in moto, viene spostata dove non da noia al traffico e lasciata lì, passeranno poi a prenderla e farà finalmente questo suo ultimo comodo viaggio.
Lo ammetto, mi sono commosso un po', per questa sua tenacia, per questo essere stata un pezzo della mia vita, un qualcosa che è rimasta immutato negli anni, con quel suo cruscotto digitale, all'avanguardia per il 1988, per quel tettino apribile che faceva vedere il cielo, per l'ostinazione di mio nonno a non volerci mettere l'autoradio, così che quando guidavi ed eri solo cantavi e fischiettavi per tenerti compagnia. Ciao Tipo.

[io che mi sono commosso per la rottamazione di una scassatissima Fiat 127 e non sono stato contento fino a quando i miei non mi hanno portato a fare le foto alla macchina per ricordo prima che venisse rottamata non potevo non sautarla]